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Draghi ha firmato un DPCM per il Green Pass, non un decreto legge deliberato dalle Camere.
Non è possibile istituire un obbligo di tale portata per DPCM e neanche per  decreto legge: la nostra Costituzione lo vieta!
Lo prevede solo dopo la delibera di una legge approvata dalle due camere e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale.
E infatti, Il testo del DPCM di Draghi, per scritto non cita mai che è obbligatorio.
Ma a parole si sta facendo credere che l'obbligo ci sia e che entri in vigore dal 5 agosto.
Il green pass, quindi, non è obbligatorio, non è una legge e, allo stato attuale non ha nessun valore, come invece vogliono far credere.
Si tratta invece  dell’ennesimo esperimento sociale, perché vogliono farvi preoccupare preventivamente sul fatto che non potrete fare nulla se non lo avete.
Ovvio però che, se la gente lo accetta il suo uso verrà esteso sempre di più,  perché puntano alla “consuetudine”, dove non possono arrivare con la legge.
Il DPCM, infatti, non cita in nessuna parte in modo esplicito l'obbligo, perché violerebbe palesemente gli art. 13 e 16 della Costituzione.
Così come chiunque lo richieda e lo ponga come obbligo allo stato attuale violerebbe i due articoli della Costituzione...

Copio ed incollo

 

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Mercato immobiliare, forte ripresa in Trentino a inizio 2021

Nel 1823 Giovanni Bacca ottenne dal #ComunediRovereto la licenza di vendere cappelli. Aprì una bottega, che, ancor oggi, si affaccia su quello scrigno di arti e mestieri che è via Rialto!
#FortunatoDepero che, nei primi anni del 900 stava in città, era amico dei Bacca e in onore di questa amicizia, decise di arricchire l'affaccio della bottega di Giovanni di due cariatidi. Quelle, ancor oggi, sono lì a tutelare lo storico interno della bottega, ad osservare passeggio cittadino e via vai della clientela! 

 

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Lo studio di Cna Trentino Alto Adige: «No alle speculazioni sui prezzi, si rischia di annullare l’effetto del Superbonus 110%»

TRENTO. Gli interventi per la riqualificazione del patrimonio immobiliare, e in particolare il Superbonus 110%, stanno aiutando il settore delle costruzioni a risollevarsi da una crisi che dura dal 2008 e l’emergenza sanitaria ha in parte accentuato. Ma su questa ripresina pende una sorta di “Spada di Damocle”: la fiammata delle materie prime. Un effetto – temono le imprese, anche quelle altoatesine e trentine – che potrebbe addirittura ridurre la portata espansiva delle agevolazioni.

A rilevarlo è una indagine condotta dal Centro studi della CNA, dedicata a “La ripresa del settore delle costruzioni tra agevolazioni e aumenti delle materie prime”, cui ha partecipato un campione rappresentativo di imprese artigiane, micro e piccole della filiera, che operano nei comparti della installazione di impianti, dell’edilizia, dei serramenti. CNA Trentino Alto Adige non nasconde le preoccupazioni per l’impatto territoriale.

Il 57% delle imprese – si evince dallo studio - assicura che l’introduzione delle misure agevolative a favore della filiera delle costruzioni sta avendo un impatto positivo sulla propria attività. Con picchi del 65,9% nel comparto dei serramenti (contro il 56,3% dell’installazione e il 55,4% dell’edilizia) e del 64,2% nelle imprese con oltre dieci dipendenti a fronte di un 56% nelle imprese fino a dieci addetti.

Oltre a dare un impulso alla domanda nella filiera delle costruzioni, gli incentivi stanno avendo un effetto benefico anche sulla organizzazione delle imprese, mettendole nelle condizioni di accrescere competenze e “catalogo”. In particolare, il 33,7% ha ampliato il ventaglio dell’offerta di lavori e servizi, adeguandola agli interventi sostenuti; il 27,8% ha assunto nuovo personale; il 23,3% sta sperimentando nuovi fornitori.

«Questo scenario vede addensarsi all’orizzonte – sottolinea Claudio Corrarati, presidente di CNA Trentino Alto Adige – nuvole cupe che potrebbero stravolgerlo. Quasi quattro imprese su cinque (il 79%, per la precisione) del campione segnalano aumenti nei prezzi dei materiali, delle materie prime e delle apparecchiature rispetto ai corsi di un anno fa, prima che scoppiasse la pandemia».

Nel dettaglio, nel settore delle costruzioni gli aumenti più importanti in un anno riguardano i metalli (+20,8%), con punte che superano il +50%; i materiali termoisolanti (+16%) con punte che oscillano tra il +25% e il +50%; i materiali per gli impianti (+14,6), con punte che superano il +25%, e il legno (+14,3%). Elevata anche la crescita per altri materiali, che oscilla tra il +9,4% di malte e collanti e il +11,3% dei laterizi. Meno marcati ma comunque poco sotto il +10% gli incrementi sofferti dall’impiantistica e anche dal settore dei serramenti, dove ha inciso maggiormente il rialzo dei prezzi di semilavorati in alluminio o altri metalli.

Il 72% delle imprese addebita la fiammata dei prezzi, in parte o del tutto, ai comportamenti speculativi della catena di fornitura.

«Quale che sia la causa di questa fiammata – aggiunge Corrarati - il rischio, gravissimo, di tali aumenti è la drastica riduzione della marginalità delle imprese e, di conseguenza, del loro eventuale rafforzamento dopo tanti anni di crisi. Oltre la metà delle imprese ammette di essere impotente di fronte alla speculazione non potendo adeguare alla crescita dei costi il controvalore dei contratti già sottoscritti, anche per l’obbligo di legge che impone di dover giustificare i costi attraverso i prezzari ufficiali che ancora non sono aggiornati rispetto agli aumenti che le imprese stanno subendo».

Già accusano una sensibile diminuzione dei profitti a causa dell’aumento dei costi di produzione il 51,5% delle imprese di installazione impianti, il 58,3% del settore edilizio e il 64,6% della serramentistica. Le altre imprese, per ora, cercano di attenuare i danni rinegoziando i prezzi applicati alla clientela o rivolgendosi al mercato per trovare nuovi fornitori. Alternative deboli, tanto che quasi il 70% delle imprese teme una riduzione dell’effetto espansivo delle agevolazioni che, per una impresa su cinque, potrebbe assumere una dimensione davvero significativa. Un danno destinato a riverberarsi sull’intero sistema Italia, compreso il Trentino Alto Adige, in termini di mancata crescita dell’occupazione, dei consumi, del prodotto interno lordo e delle entrate fiscali.

TRENTINO mercoledì, 07 aprile 2021

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