Approvate a Strasburgo le norme destinate all’efficienza energetica degli edifici. Tali misure introducono per la prima volta degli standard
importanti per il settore edile e vanno a completare il pacchetto comunitario su clima ed energia sia sotto il profilo delle rinnovabili che della riduzione delle emissioni.
La scelta dell’esecutivo di introdurre una direttiva apposita per il comparto era nata lo scorso anno da un dato a tratti preoccupante: gli immobili
rappresentano circa il 40% del consumo totale di energia dell’Unione Europea e sono la più grande fonte di emissioni nel continente; migliorare il loro rendimento
energetico significherebbe dunque riuscire, in una sola mossa, a dare un forte impulso alla strategia ‘verde’ di Bruxelles. La normativa approvata dagli eurodeputati stabilisce che tutti gli edifici
costruiti dopo il 31 dicembre 2020 siano prossimi alla classificazione “zero-energy”, ossia rispettino elevati standard di efficienza rispondendo
al fabbisogno anche attraverso il ‘massiccio’ utilizzo di energie rinnovabili.
In tal senso la Commissione stabilirà entro il 30 giugno 2011 un quadro metodologico comparativo per calcolare i livelli, a costi ottimali, delle
performance minime di rendimento energetico.
Gli Stati membri s’impegneranno, invece, ad adottare misure volte a raggiungimento di tali requisiti ed a realizzare un sistema uniforme di
certificazione inerente al rendimento energetico.
Possono risultare esenti da tale obbligo:
· edifici con uno speciale valore architettonico o storico;
· edifici adibiti a luoghi di culto e allo svolgimento di attività religiose;
· fabbricati temporanei con un tempo di utilizzo di due anni, siti industriali, officine ed edifici agricoli non residenziali a basso fabbisogno
energetico;
· edifici residenziali utilizzati o destinati ad essere utilizzati per meno di quattro mesi l’anno e con un consumo energetico previsto di almeno il
25% rispetto a quello annuale;
· fabbricati indipendenti con una metratura utile totale inferiore a 50 m2.
Toccherà alle Amministrazioni Pubbliche aprire la strada già dalla fine del 2018 acquistando o locando solo eco-edifici, forti
però del supporto economico dell’Unione che finanzierà parte di questi cambiamenti. L’assistenza di Bruxelles si effettuerà su misure e strumenti, compresi quelli di natura economica, proposti o
già in atto nei ventisette paesi UE.
In caso di immobili esistenti, dove possibile, le prestazioni dovranno essere migliorate con lavori di ristrutturazione, incentivando i proprietari
a installare “contatori intelligenti” e a sostituire gli impianti di riscaldamento, per l’acqua calda sanitaria e di climatizzazione con sistemi ad alta efficienza. Inoltre, gli standard dovranno
essere riveduti a scadenze regolari, non superiori a cinque anni, aggiornandoli nel tempo in modo da riflettere i progressi tecnici nel settore dell’edilizia.
L’attesa ora è tutta rivolta alla pubblicazione in Gazzetta: da quel momento in poi, infatti, gli Stati avranno solo due anni di tempo per adeguare
la propria legislazione nazionale alla nuova direttiva.
Gli Stati membri dovranno valutare celermente la possibilità di adeguare e migliorare le
pratiche esistenti, e di considerare l'opportunità di introdurre delle sanzioni differenziate per gli edifici che non si mettono a norma dopo l'entrata in vigore della legge. Il quarto
suggerimento richiede una maggiore collaborazione tra le politiche, le misure e gli obiettivi, con la possibilità di consultare un modello per facilitare la comparabilità e l'analisi dei piani.
Infine gli Stati membri devono velocizzare l'elaborazione di politiche specifiche a sostegno della ristrutturazione degli edifici esistenti trasformandoli in edifici a energia quasi
zero.