Per quanto riguarda la vendita degli immobili pignorati, d'ora in avanti, se la casa non viene venduta dopo il terzo tentativo di ribasso, la procedura esecutiva si chiude e il bene ritorna nella completa disponibilità del proprietario.
Con la riforma, infatti, nel caso in cui la vendita sia affidata a un commissionario (che è attualmente la regola), il numero complessivo dei tentativi di vendita non può essere superiore a tre, ciascuno con un ribasso di un quarto rispetto al precedente prezzo.
In questo modo diventa assai più facile liberare l'immobile del debitore dal pignoramento e dall'ipoteca.
In ogni caso il giudice, al terzo tentativo di vendita andato deserto e in mancanza di istanze di assegnazione, ha la facoltà di fissare un prezzo base inferiore al precedente fino al limite della metà.
La quarta asta è quindi un'ipotesi del tutto eventuale.
Il nuovo decreto legge prevede l'esecuzione a cura del custode secondo le disposizioni del giudice, anche senza l'osservanza delle formalità previste per l'esecuzione per consegna o rilascio.
La richiesta dovrà essere inoltrata attraverso portale delle vendite pubbliche.
Tutta la procedura dovrà durare massimo sei mesi: addio, dunque, ad aste lunghe interminabili decenni.
A questo punto, la domanda sorge spontanea e lecita: che fine faranno gli immobili già pignorati, con procedure iniziate negli anni passati, ora che la riforma ha ridotto a tre le aste autorizzabili dal giudice?
Ebbene, da quanto si legge dal testo del decreto, la nuova normativa si applicherà con effetto retroattivo, anche alle procedure in corso, benché anteriori alla riforma.
Come accennato nel paragrafo precedente, in caso di aste giudiziarie, il tribunale può disporre massimo tre esperimenti di vendita, ciascuno con un ribasso di un quarto rispetto al precedente prezzo.
Se questi dovessero andare deserti, e nessuno dovesse offrirsi per l'acquisto, il giudice potrà disporre una quarta asta, riducendo il valore dell'immobile fino alla metà.
Detto ciò, è da notare bene che ai fini dell'applicazione della regola appena esplicata, si calcolano anche gli esperimenti di vendita svolti prima dell'entrata in vigore del presente decreto.
Dunque, per tutti i pignoramenti immobiliari che si sono svolti negli ultimi anni, e per i quali si sono già consumati tre esperimenti d'asta, sorgono due ipotesi definitive:
Non è, come sempre, tutto oro quel che luccica: purtroppo, c'è anche da dire che, in tutto questo, a farla da padrone saranno, ancora una volta, le banche.
Infatti, sempre in base alla riforma in questione, gli istituti di credito potranno acquistare la casa sottoposta a pignoramento tramite società immobiliari controllate, beneficiando di uno sconto fiscale del 9%.
Ma vediamo di vederci più chiaro.
La seconda norma inserita dal decreto banche, che va letta in relazione alla precedente, fa comprendere come tutto l'assetto della riforma sia stato studiato appositamente per le banche.
In buona sostanza, l'offerente, dopo essersi visto assegnare l'immobile, ha cinque giorni di tempo per indicare il nome di un terzo a favore del quale deve essere trasferito l'immobile, cosiddetta assegnazione in favore di un terzo.
Viene, così, consentito all'istituto di creditk di presentare offerte per conto di società partecipate o facenti parte del gruppo stesso.
Insomma, le banche parteciperanno alle vendite, ma potranno intestare l'immobile a una società da queste controllata o facente parte del medesimo gruppo.
Non è, infatti, un mistero che molti istituti di credito abbiano già creato, negli scorsi anni, apposite società immobiliari proprio con lo scopo di piazzare di nuovo sul mercato gli immobili prima finanziati.
Il che significa che, grazie a questo meccanismo, la banca, nel giro di solo quattro aste, potrà ottenere la proprietà della casa sulla quale ha acceso l'ipoteca per il mutuo ipotecario.
Il tutto, come detto, in soli sei mesi.
Ma non è tutto.
Il nuovo decreto, infatti, stabilisce che, se l'immobile acquistato all'asta viene rivenduto nel giro di un anno, l'aggiudicatario (la banca) non paga l'imposta di registro (pari appunto al 9%) ma, in luogo di essa, versa un'imposta fissa di 200 euro.
Il che, su un bene del valore di 500mila euro significa un risparmio d'imposta di ben 45mila euro.
